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Sauna gay Bologna: Federico e un pomeriggio senza nome

Sauna gay Bologna: Federico e un pomeriggio senza nome

| Incontri gay casuali

Federico ha il pomeriggio libero a Bologna: conferenza finita alle 14:30, treno per Milano alle 19:04, zaino in deposito alla stazione, quattro ore e nessuna voglia di musei. Cerca su internet sauna gay Bologna con la stessa efficienza con cui prenoterebbe un taxi, trova quello che cerca in tre clic, e prenota.

La conferenza assicurativa

Un giorno di numeri e proiezioni

Federico era arrivato a Bologna il mattino, con il treno delle 8:22 da Milano Centrale. Il suo cliente, un broker di Ferrara che gestiva un portafoglio di aziende agricole del Delta, gli aveva chiesto di presenziare in persona a una conferenza di categoria: palazzo razionalista vicino al Quadrilatero, sala da cento posti, relatori con diapositive troppo piene di testo.

Aveva preso appunti su tre punti in due ore. Il resto lo conosceva già. C'era qualcosa di rassicurante, a volte, nell'ascoltare cose già sapute riformulate da qualcun altro: confermava che non stava perdendo terreno, che le coordinate del settore restavano quelle che aveva memorizzato. Lavorare in una big four aveva questa specificità, e cioè: sapevi sempre dove stavi in termini di mercato, ma quasi mai dove stavi in termini di tutto il resto.

Alle 14:15 il relatore aveva allargato le braccia con quella cadenza che significa "quindi, in conclusione", e Federico aveva sentito la giornata aprirsi davanti. Il buffet dei panini al prosciutto era stato ottimo. Il caffè meno, ma aveva bevuto lo stesso.

Il calcolo del pomeriggio

Aveva aperto l'agenda sul telefono mentre aspettava l'ascensore. Quattro ore fino al taxi per la stazione. Tre opzioni: musei, portici senza meta, oppure qualcosa di più preciso. La terza opzione aveva già vinto prima ancora di formularsi per intero. Federico era fatto così: quando c'era un'alternativa efficiente, la riconosceva in anticipo e si limitava a confermarla.

La verità più semplice era anche quella meno interessante: aveva voglia di staccare. Non nel senso romantico del termine, non una passeggiata meditativa sotto i portici con il sole di settembre che filtrava tra le colonne. Staccare nel senso di smettere, per qualche ora, di essere Federico Martini, senior associate, Milano. C'era un modo preciso per farlo, e lo conosceva.

Il pomeriggio libero

I portici e il deposito bagagli

Aveva ritirato lo zaino alla stazione alle 15:00 e aveva camminato sotto i portici per quasi un'ora senza una direzione precisa. Bologna aveva quella qualità rara nelle città di medie dimensioni: non chiedeva nulla. Potevi essere un forestiero anonimo e lei non se ne accorgeva. I portici filtravano la luce di settembre in modo da renderla sempre leggermente arancione, come se la città fosse in costante ora d'oro.

La sauna che aveva trovato durante il viaggio in treno stava nella prima cintura, a dieci minuti a piedi dal centro. Una scheda pulita sul sito: ambiente discreto, spazi ampi, niente musica, clientela adulta. Gli era sembrata una buona scelta per un pomeriggio che non aveva intenzione di raccontare a nessuno.

Federico aveva una certa esperienza di questo genere di posti, accumulata in anni di trasferte sparse tra Roma, Bruxelles, Dubai e Tel Aviv. Non ci andava spesso, ma quando lo faceva applicava una logica coerente: posti ben recensiti, ben gestiti, lontani da qualsiasi contesto che avrebbe potuto incrociarsi con la sua vita reale. Bologna qualificava su tutti e tre i punti.

La reception

La reception era gestita da un uomo sulla cinquantina, capelli brizzolati, voce piatta. Nessuna domanda, nessuna presentazione obbligata. Federico aveva pagato, ricevuto un asciugamano e un lucchetto, e si era sentito immediatamente a suo agio in quel modo specifico che aveva quando le aspettative erano basse e confermabili.

Gli spogliatoi odoravano di disinfettante e legno umido. Una sauna gay a Bologna, come tante: né bella né brutta, pulita, funzionale. La tipologia di posto in cui puoi restare quanto vuoi senza che nessuno si aspetti che tu faccia niente di preciso.

L'incontro nella zona umida

L'uomo della vasca

La zona umida era quasi deserta. Un uomo sulla quarantina stava seduto sul bordo della vasca idromassaggio con un asciugamano sulle cosce e lo sguardo perso verso le piastrelle. Capelli corti e scuri con qualche filo bianco alle tempie, corporatura media, spalle larghe, una presenza fisica consistente e silenziosa. L'espressione di chi non era lì per fare conversazione.

Si erano annuiti senza parlare. Federico era entrato nella vasca. L'acqua era calda al limite del tollerabile, e quella temperatura specifica aveva la proprietà di annullare ogni cosa tranne il momento presente. Erano rimasti così per qualche minuto, con il rumore dell'acqua come unico suono, finché l'altro aveva avuto un gesto vago nella sua direzione, quasi una domanda sospesa.

Federico aveva alzato un sopracciglio. L'altro aveva chiesto, piano: "Posso?"

Federico aveva detto di sì.

Lo spogliatoio al piano di sopra

Non si erano scambiati nomi. Non si erano parlati più di così. Quello che era successo era durato forse venti minuti, nella lentezza sospesa degli spogliatoi al piano di sopra, con la luce fioca e il suono attutito dell'acqua che filtrava da sotto la porta.

Federico aveva guidato la cosa con quella precisione silenziosa che non veniva scambiata per freddezza solo da chi lo conosceva bene. L'altro aveva avuto movimenti calibrati, nessuna pretesa di intimità al di là del corpo.

A metà aveva chiesto ancora: "Stai bene? Vuoi continuare?"

Federico aveva risposto: "Sì. Continua."

Quando era finita, l'altro era rimasto ancora qualche minuto, appoggiato al muro con gli occhi chiusi. Poi si era alzato, aveva raccolto l'asciugamano, e se ne era andato senza voltarsi. Federico lo aveva osservato sparire dietro una porta. Non aveva sentito nulla di particolare: né sollievo né delusione. Un punto fermo in un pomeriggio che aveva bisogno di un punto fermo.

La coincidenza che nessuno vedrà mai

Quarantotto ore prima

Quello che Federico non sapeva, scendendo le scale verso la zona sauna, era che qualcun altro aveva attraversato quegli stessi spazi quarantotto ore prima. Aveva usato lo stesso lucchetto numero quattro, aveva sentito lo stesso odore di legno umido, aveva lasciato la stessa impronta anonima su un pomeriggio che non ricordava di dover ricordare.

Non lo sapeva perché non c'era modo di saperlo. E perché anche se lo avesse saputo, probabilmente non avrebbe cambiato niente. Le coincidenze geografiche, nella sua esperienza, non significavano nulla a meno che qualcuno non decidesse di attribuirgli un senso. Federico non era il tipo che lo faceva, almeno non su questo tipo di cose.

L'idea che due storie diverse potessero incrociare lo stesso luogo a distanza di due giorni, senza saperlo, senza vedersi mai, era il tipo di cosa che poteva essere ironica o commovente a seconda di dove guardavi. Federico non guardava da nessuna parte in particolare.

Il giro finale e la sauna a secco

Aveva ancora un'ora prima del taxi per la stazione. L'aveva trascorsa nella sauna a secco, sudando in silenzio, con il telefono in armadietto e la testa finalmente vuota. Era quella, in fondo, la funzione di questi posti: non il sesso in sé, che poteva trovare anche altrove e in contesti meno anonimi, ma lo spazio di assenza da se stesso che riusciva a costruirci intorno.

Negli ultimi due anni aveva frequentato ambienti simili a Milano, Bruxelles, e durante le trasferte più lunghe come i racconti gay a Dubai e a Tel Aviv. Sempre con la stessa logica: entri, esci, non sei mai davvero presente nel modo in cui lo sei in un'altra vita. È una forma di vacanza da se stessi che non richiede valigie.

Il treno delle 19:04

Pianura padana, finestrino, silenzio

Il treno era in orario. Federico aveva trovato un posto vicino al finestrino, aveva messo gli auricolari, aveva guardato la pianura padana scorrere nel buio che si faceva. Dal momento che aveva lasciato la sauna a quello che aveva toccato il sedile erano passate meno di due ore. Nel mezzo: un taxi, una fila al bar della stazione, un caffè che non aveva bevuto per intero.

Ripensandoci, Bologna era stata esattamente quello che si aspettava. Una città funzionale, una giornata di lavoro, un pomeriggio che non era né bello né brutto. L'uomo della vasca idromassaggio era già diventato una figura vaga, il tipo di memoria che si dissolve prima ancora di formarsi davvero.

Federico aveva ripreso il telefono e aveva risposto a due email. La terza poteva aspettare domani.

Guardava dal finestrino e pensava che forse era quella la cosa che apprezzava di più di questo tipo di uscite: la pulizia del non-racconto. Non c'era niente da elaborare, niente da interpretare. Un corpo in uno spazio. Un'ora nel tempo. Il treno che torna.

C'era qualcos'altro, però. Una stanchezza sottile, come la fine di un loop che continua a ripartire uguale. Non abbastanza da chiamarla delusione. Solo la sensazione, familiare e neutra, che ci fosse qualcosa di meccanico nel modo in cui riempiva i pomeriggi liberi. Come se il gesto si stesse svuotando di qualcosa che una volta, forse, aveva avuto un peso diverso.

Il finestrino rifletteva il suo viso per un secondo. Lo aveva guardato. Poi aveva guardato altrove.

Non aveva voglia di pensarci su.