
Palestra gay Roma: Tommaso e il compagno del liceo
Il weekend che non voleva fare
La telefonata di sua madre
Agosto, ultima settimana. Tommaso era già mentalmente a settembre: laboratorio, dati, un dottorato al Politecnico che entrava nella fase più dura. Poi squilla il telefono: sua madre, voce neutra che non ammette repliche. "Vieni a Roma sabato. Voglio vederti prima che sparisci."
È così che si trovò sul Frecciarossa con un zaino leggero e la sensazione di essere convocato, non invitato. Il fine settimana romano aveva quella texture familiare e leggermente soffocante di ogni ritorno: il divano di casa, i suoni del quartiere, i pranzi lunghi. Sua madre cucinava, suo padre lo aggiornava su vicini che non conosceva più. Tommaso ascoltava e annuiva.
La domenica mattina si alzò presto. Fuori era ancora fresco, quella specie di fresco romano di agosto che dura mezz'ora, prima che il sole torni a schiacciare tutto. I genitori dormivano. Rimase fermo in cucina con il caffè in mano, guardando il piano di lavoro. Poi si cambiò e uscì.
La palestra come uscita di sicurezza
Non ci aveva pensato la sera prima. Non era pianificato. La palestra Pigneto Gym era semplicemente lì, nella sua mappa mentale di Roma, come un indirizzo salvato che non aveva mai cancellato. Aveva smesso di andarci a diciannove anni, quando era partito per Milano, e non ci aveva più rimesso piede. Quel mattino di agosto il 5 lo portò lì senza che lui prendesse una decisione vera.
Palestra del Pigneto, otto anni dopo
Memoria muscolare
L'insegna era ancora arancione, sbiadita sopra la saracinesca. Tommaso si fermò davanti come davanti a una fotografia. Spinse la porta. Odore di neoprene e disinfettante, lo stesso di sempre, come se il tempo avesse fatto il muto. La reception era gestita da un ragazzo che non aveva mai visto, il che era un sollievo. Pagò il giornaliero, prese l'asciugamano.
La sala pesi era piccola, luminosa, già mezza piena. Macchinari datati, bilancieri ammaccati, specchi con qualche alone agli angoli. Esattamente come ricordava. Si sistemò davanti al rack per il riscaldamento e cominciò a muoversi in modo automatico, muscolare, senza pensare.
Il riconoscimento
Lorenzo lo vide prima lui.
"Tommaso."
La voce arrivò dal banco manubri, precisa, senza punto interrogativo. Tommaso si girò. Un ragazzo alto, spalle larghe, capelli castani tagliati corti, pantaloncini da palestra grigi. Venticinque anni, forse. La faccia era quella di Lorenzo Ferretti, compagno di terza e quarta liceo, uno con cui aveva passato pomeriggi a studiare latino in una stanza con le tende blu al Pigneto.
"Lorenzo." Sorrise, sorpreso di non essere in imbarazzo. Otto anni erano abbastanza per rendere tutto meno urgente, meno performativo.
Allenamento senza parole
Due corpi che ricordano la stessa cosa
Si allenarono insieme, naturalmente, senza che nessuno dei due lo decidesse a voce. Lorenzo era diventato ingegnere civile, lavorava a un cantiere in zona Ostiense, viveva ancora al Pigneto nel vecchio appartamento di famiglia. Era cambiato nel modo in cui cambiano i ragazzi che rimangono nella stessa città e non se ne accorgono: più solido, più quieto.
Tommaso spottava, riprendeva, passava il manubrio. La conversazione aveva quella qualità specifica delle persone che si conoscevano da prima dell'identità: nessuna spiegazione necessaria, nessun posizionamento. Parlarono del professore di storia che gridava sempre, di una gita a Firenze in cui aveva nevicato, di come il Pigneto fosse cambiato e non fosse cambiato.
Alle undici e mezza era sudato, stanco e più leggero di come era entrato.
Il collegamento con Milano
Era strano, pensò Tommaso mentre beveva dall'erogatore, come certi movimenti tornassero. La settimana prima aveva fatto palestra a Milano, zona Bovisa, una sessione veloce prima di un seminario, una di quelle mattine in cui il corpo ricorda cose che la testa ha accantonato. Lì aveva tutto sotto controllo. Qui aveva incontrato Lorenzo Ferretti dal nulla e non aveva niente da controllare. E stranamente stava bene così.
Lo spogliatoio
Acqua calda e silenzio
Lo spogliatoio della palestra del Pigneto aveva quattro docce separate da pareti fino alle spalle, nessun sipario, niente di architetturalmente clandestino. Era il tipo di posto in cui l'intimità succede semplicemente perché c'è poco spazio e poca pretesa.
Lorenzo arrivò una doccia dopo di lui. Appese l'asciugamano sul gancio esterno. Tommaso stava sotto l'acqua calda e guardava le piastrelle bianche. Non stava cercando niente. Non stava evitando niente. Era semplicemente lì, domenica mattina, caldo e stanco.
"Ti è piaciuto allenarti insieme?" chiese Lorenzo. La domanda era neutra, ma c'era qualcosa nel modo in cui era stata formulata, nel tono leggermente più basso rispetto alla conversazione in sala, che spostava il senso.
Tommaso si girò. Li separavano mezzo metro e otto anni di assenza e una domanda che non era solo sulla palestra.
La prova centrale di agosto
"Posso avvicinarmi?" disse Lorenzo, con la stessa voce calma.
Tommaso lo guardò. Non sentiva la pressione di essere all'altezza, di dimostrare qualcosa, di gestire la scena nel modo giusto. Era semplicemente lì, presente, senza costruire niente intorno. "Sì."
Quello che seguì era fatto di acqua calda e pressione delle spalle e il sapore del cloro e il silenzio del Pigneto domenica mattina. Breve, preciso, senza drammi. Quando Lorenzo si fermò, chiese con la stessa voce di prima: "Va bene?"
"Sì. Va bene."
Uscirono separati dallo spogliatoio, come erano entrati dalla sala pesi.
Quello che rimane
Settembre che si avvicina
Sul tram di ritorno verso viale Castrense, Tommaso aveva ancora i capelli umidi e una sensazione che non sapeva nominare con precisione. Non era soddisfazione nel senso che di solito dava a quella parola. Non era malinconia. Era qualcosa di più semplice e più difficile da tenere: essere in un posto e non fingere di essere altrove.
Settembre a Milano arrivava tra qualche giorno. Il dottorato, il laboratorio, una città che nel frattempo era diventata sua. E forse tra qualche settimana, ancora Roma: aveva già in mente una sauna in zona Ostiense, una di quelle mattine dove si va senza raccontarsela come qualcosa di diverso da quello che è.
Il weekend dai genitori era stato esattamente quello che doveva essere: un gancio tra chi era stato e chi stava diventando. Per la prima volta in un incontro con qualcuno del suo passato, Tommaso non aveva costruito nessuna versione di sé da offrire. Era rimasto fermo, presente, in una doccia del Pigneto, e quello era stato abbastanza.
Il tram frenò alla sua fermata. Scese.





