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Sesso e pissing in camera tra Matteo ed Edoardo: una notte indimenticabile

Sesso e pissing in camera tra Matteo ed Edoardo: una notte indimenticabile

| Incontri gay casuali

Il ricordo di quella notte a bordo piscina con Edoardo continuava a perseguitarmi, ogni pensiero riaccendeva il fuoco della passione. Erano trascorsi solo pochi giorni, ma non riuscivo a liberarmi dall'immagine dei suoi occhi castani e del suo corpo scolpito. Il modo in cui si abbandonava completamente a me, lasciandomi il controllo assoluto, era irresistibilmente eccitante. Non potevo più aspettare, desideravo disperatamente sentire ancora una volta le sue labbra su di me, e non solo, il suo corpo che si piegava al mio volere. Senza esitazione, gli mandai un messaggio: "Edo, ti voglio. Ora."

La sua risposta mi lasciò a metà tra la frustrazione e l'impazienza. La famiglia era sempre un ostacolo, ma niente avrebbe potuto fermarmi. Avevo bisogno di lui, delle sue carezze, della sua completa sottomissione. "Vieni a casa mia. Ora."

L'attesa era snervante, camminavo avanti e indietro, tormentato dall'incertezza. Ma quando il suono del campanello risuonò, il cuore mi balzò in petto. Edo era lì, più bello che mai. I suoi capelli scuri erano arruffati, le labbra disegnavano un sorriso malizioso. Sentii un'ondata di desiderio travolgermi.

"Ho pensato a te, Matteo," sussurrò, avvicinandosi con passo felpato. L'odore della sua colonia muschiata e invitante mi stordiva.

Non persi tempo, lo attirai a me, schiacciando le mie labbra contro le sue. Il nostro bacio era selvaggio, affamato, un'esplosione di desiderio reciproco. Edo gemette nella mia bocca, le sue mani si insinuarono sulla mia schiena, avvicinandoci ancora di più. Quando finalmente ci separammo, ansimando per l'aria, ringhiai, "Entra nella mia stanza."

Edo obbedì senza dire una parola, gli occhi scuri e pieni di desiderio. Lo seguii, chiudendo la porta dietro di noi. Il sole pomeridiano filtrava dalla finestra, gettando una luce dorata sui nostri corpi, intensificando ogni sensazione. Lo spinsi sul letto, salendo su di lui, rivendicando di nuovo la sua bocca con la mia. Le nostre lingue si intrecciarono, mentre le mie mani esploravano avidamente il suo petto, godendo del modo in cui i suoi capezzoli si indurivano sotto il mio tocco.

"Prendimi, Matteo. Toccami," gemette Edo, aggrovigliando le mani nei miei capelli. "Ho pensato alle tue mani su di me."

Sorrisi, lasciando che le mie mani scendessero lentamente lungo il suo addome, sentendo i muscoli contrarsi mentre raggiungevo la linea di peli che portava alla mia ricompensa. Gli slacciai i jeans, infilando la mano dentro per afferrare il suo cazzo, già duro e pulsante al mio tocco. Edo sollevò i fianchi, cercando disperatamente attrito, e il suo gemito mi fece impazzire.

"Pazienza," mormorai, baciandogli il collo e assaporando il sale della sua pelle. "Voglio che questo momento duri, Edo. Falla durare."

Edo ansimava sotto di me, ma il suo corpo tradiva la sua eccitazione. Le mie mani si muovevano lentamente lungo la sua lunghezza, godendo di ogni sua reazione. Il suo pre-sperma inumidiva presto il mio palmo, facilitando i movimenti sempre più veloci delle mie mani. Edo si dimenava sotto di me, il respiro sempre più affannato. Faticava a resistere ma ci riusciva.

"Matteo, ne ho bisogno... di più," ansimò, gli occhi chiusi per il piacere.

Con un sorriso compiaciuto, allungai la mano verso il cassetto del comodino, sapendo già cosa avrei trovato. Tirai fuori un elegante vibratore nero e lo accesi, il ronzio basso riempì la stanza. Gli occhi di Edo si spalancarono di sorpresa e stupore.

"Oh cazzo," sussurrò, sollevando i fianchi dal letto con un sorriso malizioso.

Posizionai il vibratore alla base del suo membro, muovendolo lentamente su e giù, godendomi ogni contorcimento del suo corpo. "Ti piace, Edo? Ti piace la sensazione?"

"Sì... Oh Dio, sì. Non fermarti, cazzo," implorò.

Mi presi tutto il tempo necessario, stuzzicandolo fino all'estremo, godendo del modo in cui il suo corpo rispondeva a ogni mio tocco. Poi, con un sorrisetto malizioso, rallentai.

"Non ancora. Ho qualcos'altro in mente." Edo mi guardò con occhi curiosi e impazienti, ma si fidava di me. Scesi dal letto, mi slacciai rapidamente i pantaloni, liberando il mio cazzo duro. Gli presi la mano e la posai su di me.

"Voglio provare qualcosa, Edo. Una mia fantasia."

Lui iniziò ad accarezzarmi lentamente, mantenendo i suoi occhi fissi nei miei. "Qualsiasi cosa, Matteo. Lo sai."

Il mio cuore batteva forte mentre esprimevo il mio desiderio. "Voglio che tu mi pisci addosso, Edo. Fammi sentire quanto ne hai bisogno."

Edo mi guardò sorpreso, ma il desiderio prese subito il sopravvento. "Ne sei sicuro?"

"Cazzo sì. Adesso fallo."

Edo si guardò un po' intorno, spostando un cuscino e guardando lenzuola e coperte sotto di me, e si posizionò a cavalcioni sopra di me. Dopo qualche secondo di attesa sentii il calore del suo flusso dorato prima sul petto, poi sul collo e infine sul viso. Gemetti, travolto dalla sensazione sporca e liberatoria, mentre il suo liquido caldo mi ricopriva e colava, scaldando schiena, fianchi e inzuppando quanto incontrava. La stanza si riempì del forte odore di urina, un odore che amplificava l'intensità del momento.

Quando finì, Edo respirava pesantemente, il petto si alzava e abbassava velocemente. "Cazzo, Matteo. È stato intenso."

Mi sedetti, ancora eccitato. "Tocca a te." Lo spinsi nuovamente sul letto facendolo sdraiare nel suo stesso piscio di cui tutto aveva preso colore e odore, salendo su di lui. "È il mio turno di marcarti, Edo."

Senza aspettare una risposta, lasciai andare, il flusso caldo gli colpì il viso e il corpo, provocandogli gemiti di piacere. Edo muoveva i fianchi, cercando di incontrare il mio flusso, aprendo la bocca per la curiosità di scoprirne il sapore.

"Dio, Matteo... se continui così, verrò," ansimò.

Sorrisi lasciandolo andare avanti in quella che per lui era un misto tra una sega a letto e una nella doccia, con il flusso di piscio caldo che gli schizzava sulle palle scaldandogliele. Dopo non molto venne schizzando a sua volta incurante di dove il suo seme andasse a finire in un contesto già indefinibile di suo. Mi accucciai a quattro zampe su di lui guardando il suo corpo bagnato fradicio riflettere la luce. Nei punti di appoggio il materasso sgorgava piscio come una spugna zuppa che viene strizzata. Edo mi tirò a sé in un bacio appassionato, assaporando il sapore della nostra eccitazione.

"Incredibile," sussurrò, passandomi le mani, bagnate di piscio e sborra, tra i capelli. "Ma questa volta abbiamo combinato un vero pasticcio."

Guardai il letto, le lenzuola fradice, e sorrisi. "Abbiamo tempo per riordinare, e poi possiamo rifare tutto da capo."

Edo rise, un suono che mi fece indurire di nuovo. "Mi hai letto nel pensiero, Matteo. Ora, mettiamoci al lavoro."

Entrammo nella doccia, l'acqua calda lavava via i resti del nostro gioco proibito, ma sapevo che quello era solo l'inizio delle nostre avventure. Le nostre scappatelle sarebbero diventate sempre più audaci, più intense. Mentre ci insaponavamo a vicenda, mi resi conto che non c'era limite a ciò che avremmo esplorato insieme. Questo era solo l'inizio di una lunga serie e quel materasso avrebbe raccontato presto molte altre avventure.